Tante Storie

L’ultima stella a destra della luna

Ottobre 14, 2007 · Lascia un Commento

L’allievo che scrive la raccolta di temi di cui è composto il libro è un bambino come tutti gli altri: non troppo intelligente, non troppo stupido. Non scrive benissimo ma è alle elementari e si chiude un occhio, se non due. Vuole bene alla sua numerosississima famiglia, aiuta in casa come può e esce a giocare con gli amici, ama gli animali, le cose che brillano ed è curioso. Solo che è di color violetto, ha i tentacoli, aiutare in casa per lui vuol dire rischiare qualche dito o peggio cacciando alligatori per non morire di fame e non ha un vero nome, ma una sigla: 4/6**5. Tutto ciò accade in un pianeta lontano, dove c’è una Legge che toglie i nomi a quelli di razza Yukon, li costringe a un lavoro disumano nelle miniere e a vivere in miseria. La Legge cerca anche di educare i bambini a non pensare. Per fortuna non ci riesce, grazie anche a dei resistenti silenziosi e inaspettati.

Un libro fantastico e crudo che rivela ai lettori “la banalità del male”, della miseria, del razzismo, della ghettizzazione, dell’emarginazione e dell’educazione al non pensiero. Ma racconta anche della forza degli affetti, della creatività, dell’osservazione, della bellezza di ciò che ci circonda e della potenza del pensiero. Un libro che fa alternare al lettore emozioni diverse e contrastanti: indignazione e sensi di colpa, tenerezza e rabbia, allegria e pena; ironico fino all’osso e dolce com l’affetto.
Mi ha colpito particolarmente la figura dell’insegnante e delle riflessioni che porta sulla condizione di insegnante. Un insegnante può essere strumento di emarginazione e replicazione dello status quo, ma basta a volte una piccola disubbidienza al regime per spargere il seme del pensiero, della ribellione alle ingiustizie e dei modi dell’agire pubblico.

***

Metà della popolazione del pianeta vive nel benessere ma sotto delle cupole di vetro per evitare pericoli. Le cupole di vetro sono costruite e mantenute in buono stato grazie con il lavoro dell’altra metà del pianeta che però non gode dei loro vantaggi. Ecco cosa pensa un resistente della metà fuori dalle cupole.

“Potrebbe succedere che per evitare che le cupole gli franino addosso facciano uscire i loro figli da quelle specie di vasche per pesci rossi in cui avete ridotto la vostra vita. Potrebbero scoprire il colore vero del cielo, l’odore del vento, la pioggia sulla pelle. Potrebbe venirgli in mente che è inutile sperperare la metà delle risorse del pianeta a cercarne un altro perché questo pianeta, il nostro pianeta, così com’è, è quanto di meglio si possa sognare. Potrebbe venirgli in mente di mangiare qualcosa di non sintetico, cantare qualcosa che abbia un ritmo e provare ad essere felici una volta tanto, veramente e senza opprimere nessuno.”

Mi fa venire inmente la condizione di così tanti bambini, specie quelli di città. Chiusi in casa per il terrore. Quando, se cominciassero a stare fuori gradualmente, ad allontanarsi dal nido passo passo secondo le loro forze, acquisirebbero pian piano anche gli strumenti per evitare i pericoli. Facciamo fare esperienze vere ai bambini!

Categorie: Libri · Romanzi
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