Tante Storie

Tobia: un millimetro e mezzo di coraggio

Ottobre 17, 2007 · Lascia un Commento

Un romanzo d’avventura come non ne leggevo da tempo!
Tobia Lolness ha tredici anni, è alto un millimetro e mezzo, perfettamente nella media per un abitante dell’albero. Tobia Lolness è un ragazzino a cui piace l’albero su cui vive, gironzolare e andare a trovare i suoi amici: la famiglia Asseldor ma soprattutto una ragazzina di nome Elisha Lee. Tobia Lolness è figlio del più grande studioso dell’albero, esiliato dalle abitazioni delle prestigiose Cime per aver sostenuto che l’albero è un essere vivente. Per questo ed altri motivi, Tobia Lolness è inseguito e braccato da tutti gli abitanti dell’albero che lo trattano come se fosse una preda; verrà tradito dal suo migliore amico, Leo Blue e dovrà imparare a sopravvivere da solo alla solitudine e all’odio, perché i suoi genitori sono stati imprigionati.
Nella la sua rocambolesca fuga incontrerà esempi di generosità e altruismo, ma anche i personaggi che cercano di sfruttare tutte le risorse dell’albero fino a sfinirlo per i loro scopi, e che cercano in tutti i modi di distruggere Tobia e la sua famiglia per la scoperta che hanno fatto.
E’ un romanzo che tiente costantemente con il fiato sospeso. La continua alternanza temporale tra il passato, il presente e il futuro tiene sempre aperte le domande “perché è successo questo?”, oppure “cosa succederà?”. Non c’è una pagina in cui ci sia la certezza della possibile evoluzione della storia. Il punto di vista e l’interpretazione cambiano continuamente grazie ai flashback e alle anticipazioni. Si legge tutto d’un fiato ed è davvero difficile staccarsi.
Menzione speciale alle illustrazioni: con un tratto veloce e delicato descrivono perfettamente l’ambiente e e i personaggi e danno quel tocco in più nell’immaginare le atmosfere dell’albero. Sono quel genere d’illustrazioni che si adattano eprfettamente alla storia e non sono solo un modo per riempire la pagina. Tobia, Elisha e gli altri sono proprio quelli delle illustrazioni e sta bene così.
Nell’edizione italiana si sono inventati un gadget: una lente d’ingrandimento con cui cercare delle piccole lettere nelle illustrazioni. Alla fine del libro si può ricomporre il messaggio che dà delle anticipazioni sul secondo volume “Les Yeux d’Elisha“, non ancora pubblicato in Italia. Lì per lì mi sono divertita molto a partecipare al gioco, ma leggendo l’edizione francese, che non ce l’ha, mi sono accorta che distrae molto e rallenta la lettura. L’idea è carina, ma il libro con le sue illustrazioni è talmente bello che si va avanti a leggere e a guardare anche senza l’indovinello.

Questa è la mia citazione preferita. :-)

-Tu sei la piccola Lee?
Lei sorrise e quella fu una novità che a Tobia piacque molto. Sorrideva straordinariamente bene per la sua età. Di solito, a partire dai quattro o cinque anni si sorride meno bene. E la cosa non smette di peggiorare. Invece lei sembrava sorridere per la prima volta.

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Pensò a un detto che piaceva molto a suo nonno Alnorell: “E’ la puara che ti fa cadere”. Tobia non aveva mai capito quella frase, che la mamma gli ripeteva spesso. Pensava che quando si fa spaventare qualcuno, questo rischia di trovarsi per terra.
Ma orami aveva capito, perfettamente.
Quando si vive nella paura si cade ad ogni passo.

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Quel giorno, guardando Maia, Tobia capì che quando si piange qulcuno si piange anche per ciò che quel qualcuno non ci ha dato.
Maia piangeva la madre che non aveva mai avuto.
E a quel punto ormai era certo, La madre ideale non avrebbe fatto parte della sua vita.
PCome se, fino alla fine, si mantenesse la speranza di un gesto o di una parola capace di riparare tutto. Come se la morte, infine, uccidesse quel gesto che non è stato fatto o quella parola che non è stata pronunciata.
Tobia pensò che quello era l’ultimo effetto della cattiveria di sua nonna.

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I compiti erano sempre eseguiti alla perfezione. Il professor Biquefort era un pedagogo meraviglioso.
[...] C’era solo una regola da rispettare: Biquefort non voleva sentir parlare di genitori. Zef imitava la voce profonda di Biquefort: “Di genitori ne ho visti fin troppi nella mia vita. Se ne vedo anche solo uno girare da queste parti, ne faccio polpette.”

Piacerebbe anche a me fare come il fantomatico Biquefort, specie con quei genitori che portano i figli agli eventi o nei luoghi per bambini e poi si ritengono autorizzati a spegnere il cervello. Desolante ma succede.

Categorie: Libri · Romanzi
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