L’ho letto per la prima volta da ragazzina; non saprei quantificare quando. Sono sempre stata un’ammiratrice entusiasta di Gianni Rodari, credo soprattutto perché è praticamente l’unico autore di cui sapevo riconoscere lo stile fin da piccolissima. E, tra le tante letture che ho fatto da bambina da sola, Rodari è quello che ora invece associo alla lettura da parte di mia madre, anche se non ho ricordi specifici. L’ho letto, e credo che me l’abbiano letto, così tante volte che ora proprio non ci si può lamentare se sono venuta su così contestataria. Comunque, dicevo, lo lessi da giovanissima, pensando di trovarci quelle meravigliose storie che tanto mi appassionavano. In più la copia che girava per casa era così consunta dall’uso che mi dicevo: un libro così consumato dalle tante letture deve essere per forza interessantissimo. Lo lessi -non credo tutto- e non ci capii niente. Mi accorsi vagamente che c’erano scritte le stesse cose che mia madre faceva fare alla mia classe a scuola e basta. Erano giochi divertenti da fare, non da leggere.
Il libro rimase a gironzolare per casa diventado sempre più consumato. Il titolo si faceva sempre più allettante ma rimase non letto fino a un paio d’anni fa. Lettura frettolosa e di lavoro: dovevo creare al volo un progetto di scrittura creativa. Ne uscii con l’idea che mi sarei dovuta mettere a provare tutti i trucchi e vedere cosa ne potevo cavare fuori. L’avevo preso per una specie di manuale. Anche al secondo round immagino di non averci capito niente, ma il buon vecchio Gianni era un tipo sportivo e mi perdonerà.
Infine l’università. Raramente l’università fa fare dei bei incontri di libri. Per me stavolta è stata galeotta. La “Grammatica della fantasia” era in un elenco di libri a scelta; io l’avevo già a casa, più o meno l’avevo letto dunque la scelta è stata facile. Stavolta però mi ha davvero entusiasmato: non è solo un libricino con i trucchi per inventare delle storie, ma è una vera miniera di pensieri sulla didattica e sull’educazione. Si dice che l’unica e vera meteria di studio è la realtà. Si dice che non ci dovrebbe essere una gerarchia tra gli aspetti dell’intelligenza e tra le materie scolastiche. Tutto va considerato come qualcosa di organico. Scopo del gioco della scuola è scoprire la realtà, sviluppare le facoltà umane, tutte: l’attenzione, la memoria ma anche la creatività, l’invenzione. Senza creatività il mondo non progredisce, non è possibile neanche l’avanzamento tecnico. Non si tratta di creatività come vuota fantasticheria, ma di un’attività umana generatrice di novità e sapere, sotto tutti gli aspetti. La creatività fa parte del pensiero, della logica…
Tante sarebbero le cose da dire su questo libricino. Immagino che ci abbiano anche scritto saggi, o tesi di laurea. Io mi fermo qui, per ora. Consigliandolo a tutti quelli che credono nella creatività in ogni aspetto della vita.
Grammatica della fantasia
Dicembre 17, 2007 · Lascia un Commento
Categorie: Libri · Saggi
Messo il tag: giochi, Libri, Rodari, Saggi
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