Tutti conoscono la storia di Cenerentola, ma qulacuno si è mai chiesto chi fossero e cosa succese poi ai topini catturati per farle da valletti? La fiaba dice che si ritrasfromarono in topini, ma se uno di loro, particolarmente vivace, fosse sfuggito al suo destino e fosse rimasto un valletto?
Questo è l’abile presupposto di questa divertente e ironica storia. Una sera un ragazzino vestito da valletto bussa alla porta del ciabattino Bob e della lavandaia Joan, due anziani senza figli. Il ragazzino ricorda poche cose se non che pirma era un topo. E da topo si comporta, anche se è svelto e volenteroso ad imparare il comportamento umano. Bob e Joan, dopo aver cercato al sua provenienza e non avendo trovato nulla, decidono di tenerlo con loro e lo chiamano Roger. Ma qualcuno di poco raccomandabile viene a sapere della sua particolarità e decide di studiarlo. Terrorizzato da una gatta, Roger scappa e finisce tra le mani di un ignobile sfruttatore che lo mette a fare il fenomeno da baraccone. Lo costringe a mascherarsi da topo a vivere in una gabbia lercia e a nutrirsi del cibo avariato che gli portano gli spettatori. Ma, in qualità di ex-topo, Roger è un abile sgattaiolatore e viene assoldato da una banda di ladri di palazzi. Fugge terrorizzato anche da loro e si rifugia nelle fogne. Lì viene scoperto e portato alla ribalta della cronaca dallo spregiudicato giornale “La Sferza”. La sua vita è appesa alla volontà dell’opinione pubblica, manipalata dalla Sferza, e a quella del giudice a cui è affidato il suo caso. Per fortuna interviene la giovane sposa del principe che rivela così il suo oscuro e curioso passato, e tutto finisce bene.
Questo libro di Pullman sulle prime può sembrare una favoletta di scarso interesse. Ma in effetti parla in modo gradevole e molto ironico di svariati argomenti e si presta a interessanti dibattiti con le classi. Di solito mi capita di prendere spunto dagli articoli del giornale che sono chiaramente ironici e opposti al punto di vista dello scrittore – e anche al mio se è per questo. Uno dei temi caldi è se è più giusto trattare una persona per come era prima o per come è ora nel presente. Ancora si parla della responsabilità della stampa, della famiglia, della scuola e dei giovani. Si parla di apparenze e realtà. Il tutto in una cornice fiabesca e un po’ dickensiana, con fate e magie ma anche con ragazzi orfani, reclutatori di giovani ladri e miseria.
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La filosofia del libro:
“Non importa cos’era prima, è cos’è oggi che importa!”
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“Certe volte il posto più importante è il cesso.”
Come non dare ragione a Joan.
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“Il direttore di La Sferza spronava i suoi cornisti a raccogliere tutte le storie strane, sentimentali, orripilanti o sensazionali che riuscivano a scovare, e poi le pubblicava, vere o false che fossero. le strie preferite erano quelle che andavano avanti a lungo, con una sorpresa al giorno, che che anche un tonto riusciva a capire.”
Pare scritto per la nostra stampa!
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Da leggere per il tono ironico “La Sferza. Criminalità ancora in ascesa” e “La Sferza. Mostro condannato”.
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