“Non c’è niente di più inquietante di un bambino con la pistola”.
E come è inquietante l’immagine, così è inquietante il libro.
Ammetto di averlo cominciato un po’ prevenuta. Sembrava il solito libro sui grandi mali del mondo scritto da qualcuno che ne ha letto solo sui libri. Di solito a questo tipo di storie preferisco un sano reportage. Ma devo ammettere di essere rimasta shockata.
La storia si svolge in Colombia e racconta dei bambini assoldati come sicari perché non perseguibili dalla legge. Il libro inizia in medias res, con Sonny, detto Shorty, chiuso nel taxi che lo porterà sul luogo dell’omicidio che dovrà commettere. E subito c’è un brusco salto all’indietro, con un Sonny ragazzino vagabondo per le strade insieme al suo migliore amico Alberto. Tanto Sonny è piccolo per la sua età, tanto Alberto e grande e massiccio. I due sono inseparabili, due fratelli. Tirano avanti un po’ in miseria un po’ facendo del piccolo spaccio, finché un giorno Antonio uccide un uomo che voleva rapinare un commerciante. Il fatto viene notato e poco dopo Antonio comincia a cambiare abitudini, gira meno con Sonny, ha un sacco di soldi, ma soprattutto ha una pistola che lo rende terribile e rispettabile per tutti quelli che gli sono vicini, e gli consente di difendere coloro che ama. Tutti intuiscono la verità sulla provenienza dell’arma e sulle attività di Antonio, anche il lettore, ma nessuno ne parla, e tutta la situazione resta in un libro nebuloso di orrore non detto.
Ma Antonio all’improvviso sparisce e Sonny intraprende dopo poco la sua stessa “professione” e diventa uomo per poter manetere sia la sua famiglia che quella di Alberto. Per un po’ Sonny riesce a mantenere la speranza, per darsi almeno una motivazione al suo agire. Ma questa gli svanisce dalle mani pezzo a pezzo fino all’orrore finale.
Dire che è crudo è dire poco. Io sono senza dubbio impressionabile, fatico a vedere un pungo in un film comico… e all’ultima pagina di questo libro mi veniva da vomitare dall’orrore. Non perché il libro sia brutto, anzi, ma mi ha lasciato anche a caldo un seegno emotivo evidente e mi è piaciuto molto. Quando è troppo è troppo e il peggio è che queste cose succedono veramente. In effetti forse è stato questo particolare del libro ad avermi preso così fisicamente.
E’ un libro che consiglio a tutti. Lo consiglio vivamente perché ogni tanto fa bene spalancare per bene gli occhi. Certo però che poi servirebbe una bella passeggiata in un parco o un libro comico di decompressione.
“Conclusi che veniamo al mondo nello stesso modo con cui ce ne andiamo: strillando e scalciando e con pochissima possibilità di scelta.”
1 risposta finora ↓
Fabio // Settembre 9, 2008 a 2:50 pm
Un libro veramente bello
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