Tante Storie

Un soldo per le tue paure di Giordano Aterini

Giugno 3, 2008 · 2 Commenti

Sam Hayes è l’unico a Menteith a non avere un’ossessione. Tutti ce l’hanno: persino gli oggetti. I libri cambiano in continuazione perché sono ossessionati dalla paura di annoiare, le tartarughe corrono per paura di essere considerate lente. Per tutti gli abitanti di Menteith l’ossessione arriva tra i sei e i dieci anni, nel giorno del compleanno. L’ossessione cambia la vita e costringe ad adattarsi ad essa: chi ha paura del buio gira sempre con delle candele, chi è ossessionato dalle decisioni non riesce a scegliere, chi dagli odori di cucina tiene sempre le finestre aperte e così via. Solo Sam arriva ai tredici anni senza aver avuto un’ossessione a cambiargli la vita, facendolo sentire la persona sbagliata nel posto sbagliato.
Durante la festa per l’incoronazione del padre Sam viene sfidato dal Diavolo che lo informa che, al di là di Menteith, c’è un luogo dove si può vivere senza un’ossessione: la Terra.

Sam decide così di lasciare Menteith per la Terra. I suoi amici Oliver (con la paura del buio), Sally (con l’ossessione del non sapere dove si trova) ed Eddie (ossessione del dove essere sempre gentile), partono con lui per il misterioso viaggi, aiutando Sam con la loro presenza e con le loro ossessioni.
L’idea di base è senza dubbio buona. Il fatto che ogni oggetto abbia l’ossessione di non compiere al meglio ciò per cui è stato creato è uno spunto interessante. Ancora più interessante è il tema delle ossessioni umane, del come cambiano la vita e la rendono più regolata. Il fatto che il protagonista cerchi un’ossessione, mentr di solito noi le evitiamo, dà quel ribaltamento di prospettiva che serve in una buona storia. Decisamente una buona idea su cui costruire il romanzo.

Peccato che venga sprecata dalla prolissità di stile. L’autore ci ripete almento quattro volte la stessa cosa; i pensieri si intorcinano, si perdono, si intricano come quelli del protagonista; peccato che il libro non sia scritto in prima persona. Interessantissime riflessioni si perdono tra altre mille più o meno pertinenti al momento della vicenda.
Cerco di spiegarmi meglio. Siamo nel mezzo di un’azione pericolosa, i protagonisti rischiano… e tutto viene interrotto qua e là dalle riflessioni sulla vita (l’Universo e tutto quanto). In questo modo l’avventura della storia va a farsi benedire e si diluisce in cosiderazioni che, dopo 200 pagine in cui ancora la storia non è decollata, finiscono per sembrare pippe mentali.

Preferisco i libri in cui le eventuali rifelssioni esistenziali non interrompono la storia, ma ne sono parte integrante. Meglio ancora se emergono dalla storia stessa, lasciando la libertà al lettore se godersi la vicenda o le speculazioni filosofiche, o entrambi.
In questo libro un livello inquina e confonde l’altro, con i risultato che per me è stato davvero difficile arrivare in fondo.

Giordano Aterini, Un soldo per le tue paure, Milano, Rizzoli, Varia narrativa italiana, 2008, 427 p., 16 €

Categorie: Libri · Romanzi
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2 risposte finora ↓

  • Jocker // Giugno 5, 2008 a 10:47 am

    A me invece è piaciuto esattamente per quelle parole in più che ci sono. Certo, ogni tanto anche secondo me sono troppe, e almeno in alcuni punti ci sono troppe metafore, ma a me il modo di scrivere è piaciuto proprio perché rende il libro diverso dagli altri dello stesso genere, nella storia ma anche nel modo di scrivere. E a me sono piaciute proprio le frasi un po’ tutte incasinate che vengono infilate anche nel pieno dell’azione, come se l’autore non dicesse le cose e basta, ma cercasse un modo diverso di dirle. Non ho avuto la sensazione che un livello inquinasse l’altro, come dicevi tu, ma che corressero più su un filo diverso. C’erano pezzi in cui leggevo di corsa per vedere come andava la storia per poi tornare indietro a rileggere le frasi, per dire. Anche io ci ho messo un po’ a finirlo, ma ero contento che mi durasse di più. Insomma, a me questo libro è piaciuto proprio per quelle cose per cui a te non è piaciuto.

  • Elisa // Giugno 5, 2008 a 6:50 pm

    Ciao!
    Che cercasse di dire le cose in un modo diverso ne avevo avuto un barlume d’idea anche io. Anzi, per essere più precisi, mi sembrava che volesse ricreare stilisticamente la difficoltà del protagonista con l’espressione dei pensieri e delle parole. Ma forse questa scelta avrebbe funzionato di più con una narrazione in prima persona.
    Grazie del commento! E’ sempre stimolante sentire pareri diversi dal proprio.

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