Tante Storie

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee di Dee Brown

Giugno 10, 2008 · Lascia un Commento

E’ strano come da una passione letteraria da passatempo e cazzeggio come Twilight, sia arrivata a leggere una delle storie che mi ha più devastato ed emozionato e catturato in profondità. E’ la storia della “soluzione finale” degli U.S.A. nei confronti dei popoli Nativi americani.

Certo, qualcosa sapevo anche prima: del far west e degli assalti alla diligenza, degli sciamani, dei bisontie dei tepee. Sapevo anche delle guerre, delle malattie e delle riserve. Ma tutto rimaneva sullo sfondo di romanzi, fumetti, film.

Leggendo questo libro un’altra consapevolezza mi si è imposta.

Benché a volte questo libro possa assomigliare a un avvincente romanzo d’avventura , con guerre, inseguimenti, appostamenti e tranelli, la sensibilità e l’abilità dell’autore riportano tutto sul piano della più drammatica realtà facendo stringere lo stomaco dall’orrore.
Promesse intenzionalmente infrante, patti violati, terre rubate, popolazioni spostate con la forza dai loro territori verso luoghi inaccoglienti e scartati dai coloni bianchi finché oro non venga scoperto.

E come se non bastasse ci sono stati i massacri. L’esercito che assaliva d’inverno, all’alba, mentre tutti dormivano, massacrando e mutilando anche – e direi soprattutto, quando gli uomini venivano allontanati con l’inganno come a Sand Creek – donne e bambini. Persecuzioni assolutamente sproporzionate alle “provocazioni” che le avevano innescate. Credo sia impossibile non provare rabbia, indignazione e commozione per i torti subiti e i dolori sopportati con coraggio e onore.

E le parole “coraggio” e “onore” vengono in mente spesso durante la lettura, anche se raramente vengono scritte, come se fossero ovvie. Ma ovvie non sono, specie oggi, in un epoca in cui sembrano passate di moda. Perché davvero si vede che c’è qualcosa per cui vale la pena morire e combattere e rischiare.: la terra, la famiglia, la propria gente. E l’onore di cui si parla non sarà l’onore manzoniano, che faceva tirare fuori le spade per questioni di precedenza; ma che cos’è il tener fede alla parola data, il preferire la morte alla cattività se non “onore”?

E’ abbastanza straniante scoprire come la teoria del Destino Manifesto, usata per giustificare la certezza e giustiza della vittoria dell’uomo bianco, assomigli molto a quella della Guerra Preventiva. Sono (forse) cambiati i metodi, ma non i ragionamenti di fondo, pare.

Un libro straziante, esaltante e commovente allo stesso tempo. Un libro che mi ha fatto vergognare di essere bianca e di avere così tanti parenti emigrati in America.

Scriverei per ore, come per ore ho fatto riassunti a chiunque ha avuto la pazienza di starmi a sentire.
Vorrei chiudere però con una citazione presa da un discorso di Capo Giuseppe (p. 342).

Lasciatemi essere un uomo libero – libero di viaggiare, libero di fermarmi, libero di lavorare, libero di commerciare dove mi pare, libero di scegliermi i miei maestri, libero di seguire la religione dei miei padri, libero di pensare e di parlare e di agire da solo – e io rispetterò ogni legge, o accetterò la punizione.

Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Milano, Mondadori, 1977, 477 p.

Categorie: Libri · Saggi
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