Tante Storie

Voce marcata come ‘morte’

Fuori dal guscio di Jerry Spinelli

Maggio 21, 2008 · Lascia un Commento

Cosa avevano quei due? La ragazza di tredici anni e il ragazzino di nove. Cosa li teneva insieme? [...] Erano entrambi permalosi, pronti a strillare per un niente. Continuavano a punzecchiarsi… ma contemporaneamente lui magari le stava facendo le trecce, oppure lei gli stava preparando da mangiare. Metà delle volte se ne andavano da lì ringhiandosi addosso, ma il giorno dopo tornavano a bussare alla sua porta, insieme. (continua…)

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Il bambino con la pistola di Matt Whyman

Maggio 3, 2008 · 1 Commento

“Non c’è niente di più inquietante di un bambino con la pistola”.

E come è inquietante l’immagine, così è inquietante il libro.   (continua…)

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Quattro amiche e un paio di jeans di Ann Brashares

Aprile 11, 2008 · Lascia un Commento

Spesso, durante l’adolescenza, l’amicizia serve anche a dare un senso al mondo, come la famiglia durante l’infanzia. E spesso le amicizie vengono vissute come una seconda famiglia, quella d’elezione. Secondo me è questa l’atmosfera che ricerea perfettamente questo libro. (continua…)

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Poema a fumetti di Dino Buzzati

Aprile 2, 2008 · 2 Commenti

Non ho mai capito perché quando c’è da consigliare un libro di paura a un ragazzo grande, che abbia almeno frequentato le medie, mi dimentico di Dino Buzzati. Deve essere per un riflesso inconscio: mi terrorizza ogni cosa che ha scritto. Forse, più che terrore, mi lascia un’inquietudine permanente e perniciosa che dura per anni e che si attacca agli aspetti della fina che fino a quel momento avevo considerato molto innocenti. Come libri di paura funzionano benissimo , anche se non sono i classici di fantasmi, vampiri e lupi mannari. Anzi, forse per questo fanno ancora più paura. ;-) (continua…)

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Aldabra: la tartaruga che amava Shakespeare

Gennaio 11, 2008 · Lascia un Commento

Nonna Eia vive sola, non ha più contatti con sua figlia, e solo la giovane nipote Elisa la va a trovare. C’è un grave segreto di famiglia dietro a questa situazione: tempo fa la mamma di Elisa aveva fatto richiudere in manicomio nonna Eia perché lei, per “farla in barba alla morte”, si stava trasformando. E ora a tenere uniti i rapporti ci pensa Elisa, in meravigliosi pomeriggi passati insieme a giocare, e a recitare Shakespeare a memoria.
Ma un giorno nonna Elia, che ha più di ottanta anni, trova un pettina di tartaruga, e da quel giorno i suoi pensieri cominciano a cambiare, poi i quadri che dipinge e, lentamente, quasi impercettibilmente, si trasforma in una tartaruga rarissima, la Geochelone gigantea, originaria della laguna di Aldabra. (continua…)

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Un ponte per Terabithia

Dicembre 21, 2007 · 1 Commento

Chissà perché, ho cominciato questo libro credendo si trattasse di un fantasy. :D Niente di più sbagliato. E’ la storia di un ragazzino, Jess Oliver Aarons Jr. che si allena per diventare il ragazzo più veloce di tutta la scuola. Peccato che, fin dalla prima gara venga battuto da una nuova compagna di scuola: Leslie Burke. Leslie è davvero particolare: è diversa da tutte le ragazze che conosce Jess, comprese le sue sorelle e le sue compagne di scuola. Veste diversamente, fa cose che le altre ragazze non fanno, sembra che non abbia mai paura di niente, ma soprattutto sa fantasticare come nessun’altro. E’ a Leslie che viene in mente di creare un mondo fantastico, in un luogo nascosto del bosco a cui si accede saltando un ruscello appesi a una corda attaccata a un albero. Questo mondo si chiama Terabithia ed è il luogo di rifugio ideale. Jess e Leslie ne sono i re e la regina. Solo andando periodicamente a Terabithia riescono a sopportare la piattezza della vita quotidiana. Jess sa di non aver min piena per andare a Terabithia diventa sempre più rischioso.

Libro molto coraggioso, sopratto nel finale che per me è risultato assolutamente inaspettato. Molto drammatico e inusuale. Parlare di morte ai bambini è sempre difficile: parlare di morte dei bambini ai bambini è ancora più difficile, ma credo che Katherine Paterson ci riesca alla perfezione. Rende perfettamente l’idea di quanto sia difficile prendere coscienza della morte di una persona cara.
Unica pecca del libro: mi sono spesso impuntanta per non capire dove si voleva andare a parare. Si parla molto di quotidianità a scuola e in famiglia, di compagni di scuola bulli e bulle, di rapporti con fratelli, genitori e animali. Tutto molto interessante, ma non riuscivo a capire dove fosse il punto della storia. Per fortuna, sia pure a fatica sono arrivata al capitolo 10 e allora ho capito. Davvero molto triste ma ne è valsa la pena.

***

A Jess non era mai balenato per la mente che i genitori dovessereo essere compresi. Era come dire che la cassaforte di Millsburg fosse lì apposta perché lui la scassinasse. I genitori erano quel che erano: non toccava certo ai figli cercare di decifrarli. C’era qualcosa di strano nel desiderio di un uomo adulto di essere amcio della sua stessa figlia. Avrebbe dovuto avere amici della sua età, e lasciare che sua figlia si scegliesse i propri.

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Non c’è campo

Agosto 12, 2007 · Lascia un Commento

Stol, Stuart Terence Oliver, è un ragazzo “fuori dalle regole”: “ha il permesso di esprimere a parole i sentimenti che ognuno prova”, è pieno d’idee e progetti stravaganti, vorrebbe diventare un angelo, ha un diavoletto sulla spalla, non riesce a legarsi le scarpe da solo e non se ne vergogna, non ha “paura di fare cose che nessuno avrebbe osato fare”, alterna momenti di assoluta felicità ad altri di completa disperazione. Ha due genitori troppo presi dalla carriera per occuparsi di lui, così Stol cresce a casa del suo amico fraterno Ian, che è il suo completo opposto, saldo, pacato, sicuro. Oltre ciò, Stol si distingue per la quantità esagerata di incidenti in cui è stato coinvolto e per lo spropositato numero di volte che è dovuto andare al Pronto Soccorso.
Un giorno Stol ha un incidente davvero grave: cade dall’ultimo piano di casa sua, si rompe una quatità eccessiva di ossa e viene tenuto in coma. Mentre è al capezzale di Stol, in attesa che riprenda conoscenza, Ian scrive la sua biografia come se fosse una fotografia scritta. E’ grazie al racconto di Ian che apprendiamo delle bizzarrie di Stol, ma anche dei suoi progetti di suicidio. Stavolta però Ian è stufo di doverlo salvare in continuazione, ed è idignato dal comportamento di Stol, e lo mette davanti a un dato di fatto e a una domanda.

<<Ti ricordi quel giorno quando ti sei quasi lanciato dal ponte e ti ho fermatomolto gentilmente? Be’, era…>> – ho fatto il conto di quanti anni erano passati – <<…circa tre anni fa. Quasi tre anni interi! E ti rendi conto che se non ti avessi afferrato, saresti morto da tre anni?>>
Mi ha guardato con aria sfinita: <<Allora?>>
<<Allora>> ho risposto gelidamente. <<Da allora abbiamo passato un milione di momenti belli. Abbiamo fatto un trilione di risate. E ogni singolo momento è stato una specie di regalo per te, perché se non ti avessi trascinato via da quello stupido parapetto, li avresti persi tutti.>> Mi sono avvicinato ancora di più. <<Avresti preferito perderli tutti? Davvero? Avresti preferito essere morto tutte quelle volte che ha detto “Questo è il giorno perfetto, Ian” e tutti quei “Sono assolutamente felice adesso?”>>

Così dicendo Ian passa a Stol la decisione se perdere o meno tutti i momenti di assoluta felicità, ma la sa decisione si scoprirà solo nel finale. (continua…)

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